mercoledì 28 febbraio 2018

"Dovete Morire!". E magari adesso è in classe ad insegnare Cittadinanza e Costituzione

Qualche estate fa successe un fatto curioso di cui parlarono i giornali: un turista giapponese ebbe la sciagurata idea di imbrattare un monumento italiano con una bomboletta spray. 
Fu identificato e denunciato dalle Forze dell'ordine italiane. 


In qualche modo l'azienda in cui lavorava in Giappone venne a conoscenza del fatto. Risultato? Fu licenziato in tronco "in contumacia", senza appello, senza diritto di difesa e senza lungaggini sindacali e burocratiche.

 Ci sono fatti, insomma, per cui le chiacchiere non servono. Fai qualcosa di illegale e tutti ti vedono. Punto, non hai scusanti. Perciò ti assumi la responsabilità di quello che hai fatto e, dopo averne accettato in silenzio e con onore le conseguenze, magari puoi anche chiedere scusa (ammesso e non concesso che vengano accettate). 
E adesso penso agli occhi strabuzzati di un'insegnante, una collega, che augura la morte alle Forza dell'ordine perché le impedivano di picchiare i militanti di Casa Pound durante una manifestazione

Cos'altro deve fare - mi chiedo - un dipendente dello Stato, oltre ad augurare la morte ad un altro dipendente dello stesso Stato, per essere licenziato?
"Dovete morire!". Gridava. Magari adesso sarà in classe ad insegnare Cittadinanza e Costituzione.

Le chiacchiere non servono neppure qui: questa insegnante dovrebbe raccogliere le sue cose dall'armadietto della scuola e togliersi dai piedi con onore, senza rincarare la dose di problemi e di decadenza della nostra scuola. Che merita altro: ripartire dagli insegnanti, davvero. Insegnanti di qualità.

domenica 25 febbraio 2018

Quanto vale un euro? Questioni di soldi e filosofia

Ci sono filosofi che parlano di economia, e lo fanno con cognizione. Si tratta di Maurizio Ferraris, docente di filosofia teoretica a Torino, e di John R. Searle, docente di filosofia a Berkeley; scrivono il libro "Il denaro e i suoi inganni", pubblicato da Einaudi e in uscita il prossimo 17 marzo. 
Un saggio acuto su cose che sul denaro non avete mai saputo (io almeno le ignoro) e che non avete mai osato chiedere :)
Per esempio: "Ciò che sostiene il valore del denaro è semplicemente il fatto che le persone continuano a riconoscere che il denaro abbia valore e questa è l'unica fonte di sostegno che riesco ad immaginare. Il che significa qualcosa di molto rilevante: il nostro denaro non è sostenuto, né coperto, da niente".
Ah, però, questi filosofi la sanno sempre lunga. Da leggere, secondo me  

sabato 24 febbraio 2018

"Non lo so": la nostra ignoranza è l'antidoto ai fascismi


Non è solo il Fascismo ad essere reato (e a dover esserlo). Ogni fascismo deve essere reato (e si noti la differenza tra "F" e "f"), altrimenti non se ne esce e si resta in eterno a puntarsi contro il dito e a dire: "No, è colpa tua", "No, tu sei più delinquente di quelli che tu chiami delinquenti". 
Quando parliamo di Fascismo e fascismi non possiamo non scomodare il problema, o la questione, della Verità. 
Fascismo vuol dire pretendere di avere la verità su ciò che accade nel mondo, rispetto all'economia, ai rapporti sociali, alla famiglia, alla sessualità, agli affetti, all'uomo persino; e pretenderlo senza portare prove di ciò che diciamo "vero". Senza mostrare l'incontrovertibilità della verità che cerchiamo di imporre addirittura con la violenza. E allora in questo senso sono fascisti sia i rossi che i neri che i bianchi quando tentano di imporre con la violenza una parziale verità, che non è verità proprio in quanto parziale. E lo siamo tutti più o meno violenti, quando vogliamo che le cose stiano necessariamente in un modo e non in un altro; quando "abbiamo fede" che le cose vadano in quel modo e non in un altro. Appunto. 
Ma la violenza è solo quella che passa per bastoni e sguardi torvi? Forse no, ma il discorso qui si allarga. 
Dovremmo però imparare, credo, a mettere in discussione le nostre verità (in minuscolo), passarle al setaccio e sotto la scure impietosa della disputa e del dialogo. 
Abbattiamo ogni giorno un pezzo del muro del fascismo e dei fascismi se più spesso diciamo "non lo so", "non ne sono certo". Sono queste le frasi-antidoto al fascismo (in minuscolo).
 Ho il terrore di chi pende le mazze per impormi la sua verità, certo, ma mi spaventa anche chi sostiene di possederla la varità, di conoscerla, di essere sul suo sentiero ... senza però mostrarla in modo che tutti (perché se sono solo alcuni siamo fuori strada) possano dire: "Eccola! È lì!".

 Se qualcuno mi chiedesse: "Ma è proprio così?". Non lo so, risponderei.

lunedì 12 dicembre 2016

Promemoria per i difensori ad oltranza della Costituzione

Promemoria per i difensori ad oltranza della Costituzione italiana, gli stessi che adesso sono inferociti dalla nomina del nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri NON ELETTO DAL POPOLO (semplicemente perché in Italia  il Presidente del Consiglio NON VIENE MAI eletto dal popolo)
Art. 1. [...] La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. (Neppure il popolo può fare tutto quello che vuole)

Art. 60. La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni. [...] (Quindi, finché c'è un governo che ottiene la fiducia, può restare in carica l'intero Parlamento entro i 5 anni).

Art. 67. Ogni membro del Parlamento [...] esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.(Non è quindi possibile, allo stato attuale e per la nostra Costituzione, stabilire fino a quando un parlamentare debba conservare il suo posto. A meno che, ovviamente, non cada il Governo e non ce ne sia un altro che prenda la fiducia).

Art. 75. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio [cfr. art. 81], di amnistia e di indulto [cfr. art. 79], di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [cfr. art. 80]. (Per chi invoca il referendum per uscire dall'euro)

Art. 92. IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NOMINA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI[...] (Vuol dire che mai il Presidente del Consiglio, nella nostra Repubblica Parlamentare, viene eletto dai cittadini)

Art. 94. Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. (Finché ce l'ha, la Costituzione non prevede che si vada alle elezioni, neppure se alcuni partiti politici si mettessero a fare i capricci di fronte al Quirinale)

Dunque, nel 2013 sono stati eletti deputati e senatori e questi daranno la fiducia al Nuovo Governo. Evitiamo quindi i capricci infantili e i piagnistei: la Repubblica Italiana funziona così, lo dice la Costituzione cribbio! Tutto quello che sta avvenendo è perfettamente ... legale!

domenica 31 luglio 2016

Due papi, due Islam: forse è il caso di mettersi d'accordo?

Prima c'era Ratzinger, adesso non più, perché c'è Francesco. O meglio, Ratzinger c'è ancora ma ha preferito non esercitare. 

C'è anche una presenza massiccia di gente musulmana, sparpagliata qua e là, in tutte le nazioni dell'Unione Europea. Si pone quindi il problema della compatibilità dell'Islam con le tradizioni dell'Occidente. Questione, questa, che alla luce degli attentati degli ultimi tempi si è notevolmente accentuata.

 Ci sono due papi, che dormono a poche centinaia di metri l'uno dall'altro, che si sono avvicendati sul trono di Pietro in tempi piuttosto recenti e che ancora, di tanto in tanto, si incontrano, dialogano e si incoraggiano vicendevolmente; due papi che, soprattutto, sulla questione Islam dicono l'esatto opposto

Benedetto XVI a Ratisbona sottolineava la natura violenta dell'Islam e la sua sostanziale incompatibilità con la cultura occidentale cristiana (come se, tra l'altro, fosse solo cristiana; ma vabbè, il Papa deve pur fare il Papa); Papa Francesco, dal canto suo, di fronte ad un susseguirsi di stragi, sgozzamenti e lutti nazionali sottolinea in modo perentorio che l'Islam con la violenza non c'entra nulla. Le guerre, aggiunge, hanno una motivazione economica e di prevaricazione, ma la religione - le religioni! - nulla hanno a che vedere con tutta questa violenza
"Capito?", conclude così, quasi stizzito.

Il punto, adesso, non è chi dei due ci azzecchi; in fondo potrebbero sbagliare entrambi, o avere entrambi una piccola fetta di ragione. Il punto è che di fronte alla stessa realtà, allo stesso "mondo" contaminato dal peccato (secondo loro) e dal desiderio opposto di redenzione, due pontefici abbiano una visione delle cose totalmente opposta

Come è possibile, c'è da chiedersi, se entrambi partono dalla stessa fede? È come se due persone conoscessero lo stesso alfabeto e la stessa grammatica, ma che, aprendo il medesimo libro, leggessero cose diverse. Se indossano gli stessi occhiali - e le lenti degli occhiali sono la dottrina, la tradizione, e la fede cattolica - come è possibile che vedano cose diverse?

Che anche il papato, o i papati, sia coinvolto nel relativismo culturale che condanna?

martedì 26 luglio 2016

Il velo islamico che ci indigna? E' nato in Occidente, così come noi lo intendiamo

Oggi contestiamo all'Islam, tra le tante cose, l'uso del velo imposto alle donne. Ci dà fastidio, lo riteniamo un oltraggio alla dignità della donna stessa. Perché obbligarle ad indossarlo? Non se ne conosce il senso, e questa abitudine musulmana è un ulteriore pretesto per vedere gli islamici come inferiori rispetto a noi illuminati occidentali (non so se a torto o a ragione e non intendo parlarne qui).

Il libro di Paolo Ercolani, Contro le donne, Edito da Marsilio NODI, ci aiuta a capire da dove venga questa usanza del velo e quali significati esso abbia assunto nel corso dei secoli.
Se ci fermiamo un attimo a riflettere, intanto, può darsi che ci venga in mente quali donne, oltre a quelle musulmane, sono obbligate ad indossare il velo: le monache.

L'uso del velo è antichissima ed è documentato da oltre tre millenni nell'area mesopotamica ed indo-iranica. Il suo significato, sin dall'inizio, è stato vario e diversificato: poteva contrassegnare l'appartenenza ad un rango elevato oppure assumere un valore di stigma sociale.
Nel mondo classico, poi, i personaggi mitologici sono raffigurati con un velo che copre testa e spalle. In questo caso è, appunto, il simbolo del loro rango di divinità.

L'uso del velo era diffuso ai tempi di Pericle e della presunta democrazia ateniese. Ad Atene, infatti, non era consentito il voto alle donne, agli schiavi e ai meteci; in pratica, oltre il 50% della popolazione non votava (alla faccia della democrazia! Almeno delle democrazie a cui siamo per fortuna abituati). La donna non veniva affatto considerata alla stregua dell'uomo (anche se in altre poleis godeva di alcune libertà che ad Atene non le venivano concesse).

Dalla Roma Antica, dove per esempio il sacerdote (pagano) officiante - il flamen dialis - era obbligato ad indossare un copricapo, si passa al mondo cristiano.

San Paolo scrive (1 corinzi 1,3-1,7): 

“Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. 

e ancora, poco dopo:

L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli. 

Nelle parole successive, l'Apostolo delle genti cerca di ammorbidire il suo principio, radicato anche in altri passi, di sottomissione della donna, ma le parole appena citate restano comunque.

Paolo Ercolani, "Contro le donne"
Il velo così come lo intendiamo è un'invenzione occidentale, nata in seno alla Chiesa Cattolica. Una delle ragioni riportate di frequente ritiene che tenere i capelli velati servisse per evitare che la chioma delle donne potesse sedurre gli uomini.

Ma c'è anche altro. La donna era considerata "porta del Diavolo", così definita da Tertulliano, cioè una creatura che attira i diavoli. Cosa c'entra però il velo che copre i capelli con la donna e con il diavolo? 
Ebbene, il demonio cornuto, così come lo raffiguriamo noi, veniva un tempo immaginato soprattutto come un volatile, in grado di aggrapparsi ai capelli. Le donne con i capelli lunghi, quindi, avrebbero potuto attirare il demonio, il quale poi si sarebbe "agganciato" alle ciocche di capelli e sarebbe stato introdotto nelle case o, peggio ancora, nei luoghi sacri.

Ecco perché le monache, ancora oggi, devono tagliare i capelli o coprirli con il velo. Non soltanto, dunque, le donne islamiche. 
A monte, perciò, c'è la considerazione della donna e come essere inferiore e come "calamita" prediletta per il maligno.

Fino al Concilio Di Trento - sempre secondo Paolo Ercolani - il matrimonio con una donna veniva considerato un atto in sé abominevole. Lo stesso matrimonio allontanava da Dio. La donna era un Instrumentum Procreationis, un semplice mezzo per mettere al mondo dei figli. Per Tommaso la colpa dell'uomo non era tanto sposare una donna, quanto amarla.

Risale a qualche anno fa - certamente ancora fino al secondo dopoguerra - la pratica per cui le donne romagnole, ma non solo, cucivano sulla loro sottana la frase "Non lo faccio per piacer mio ma per dare un figlio a Dio".

Eppure oggi il velo islamico ci disgusta parecchio e lo guardiamo con l'aria di chi pensa  che "non ci riguarda".

venerdì 15 luglio 2016

Sul declino (presunto) dei valori dell'Occidente

Di fronte a fatti di cronaca piuttosto gravi ed importanti, come l'attentato a Bruxelles avvenuto qualche settimana fa, oppure la recente strage di Nizza ad opera di un tir che ha travolto la folla, tutti si sentono in diritto, e in dovere, di dire la propria, facilitati senza dubbio dalla potenza comunicativa dei Social (Umberto Eco si starà rivoltando nella tomba). Ed è giusto così. In questo caso ne approfitto anche io, per rispondere alle osservazioni secondo cui l'Isis e il terrorismo dilagano perché "l'Occidente non ha più i valori con cui contrastare il fondamentalismo islamico". 

È senza dubbio una interpretazione parziale e altrettanto fondamentalista: equivale a dire che si può contrastare un fondamentalismo soltanto con un altro fondamentalismo. Il fondamentalismo può essere inteso come un universo valoriale univoco ed uguale per tutti; diversamente, quando si ammette la pluralità di valori e di chiavi di lettura della società, si è soliti parlare di relativismo. Ma relativismo rispetto a cosa? Rispetto a ciò che "io ritengo arbitrariamente valido per tutti": la mia morale, i miei valori, devono valere anche per gli altri, ed il relativismo, che si invoca come spauracchio, non è altro che un deragliamento da uno specifico modo di intendere i valori. 
Ora, nessuno qui inneggia a questo tipo di relativismo, sia chiaro, altrimenti non avrebbe neppure senso scrivere queste poche righe (del resto, a cosa servirebbe se si può dire e negare tutto di tutto?).

La questione diventa interessante quando chi si abbandona a queste litanìe mielose propone come soluzioni il ritorno al fondamentalismo cristiano, ad un dogma, ritenuto migliore, che ne sostituisce un altro, quello islamico, più dannoso. Chiunque si professi custode della Verità assoluta si pone in un atteggiamento non dialogante, e sappiamo che, purtroppo, neppure il cristianesimo (soprattutto romano) è esente da questa deriva ("non c'è salvezza fuori dalla Chiesa" recita un documento). Quindi la parafrasi della questione è la seguente: "Il fondamentalismo religioso islamico può essere debellato solo dal fondamentalismo cattolico-cristiano, che è migliore dell'altro". 

Sembra quasi che senza fondamentalismi, senza dogmi, senza presunte verità inoppugnabili, non si possa vivere. Sembra che i valori del dubbio e della ricerca siano segni di debolezza; sembra che l'umiltà di ammettere i proprio limiti, di non pretendere di avere l'unica chiave di lettura del mondo sia ciò che permette alla prepotenza di dilagare; Sembra, insomma, che se non si ha l'arroganza del padrone di casa che detta le regole (siano esse ragionevoli o no) si debba necessariamente soccombere.

Difatti, un religioso pubblica queste eloquenti parole sul suo profilo Twitter:

Il resto dell'umanità che non fu uccisa a causa di questi flagelli, non si convertì dalle opere delle sue mani. Ap. 9, 20

oppure

Nella sua ricorrenza più importante, la giacobina continua a pagare il prezzo del .

Più chiaro di così si muore.
Sulla bellezza dei valori veicolati dal Cristianesimo nessuno osa dire nulla: la religione dell'amore, i messaggi di pace e fratellanza sono un'eredità da custodire e di cui andare fieri.
La figura di Gesù e il suo messaggio sono benedizioni per l'umanità. Ma anche per questo all'Occidente il fondamentalismo non piace più, e non può essere biasimato.

 Vorrei ricordare solo alcuni, tra tanti, dei valori su cui si fonda l'Occidente; perché l'Occidente i valori ce li ha, eccome, e non sono tutti di ispirazione cristiana (tanto che furono recepiti dalle chiese decenni e decenni dopo la loro applicazione ad opera della società civile: basti pensare al principio della "libertà di coscienza"). Lo faccio a memoria, consapevole di tralasciare valanghe di informazioni altrettanto significative:

- Dal 1215 la civiltà occidentale sancì l'Habeas Corpus nella Magna Carta, un importantissimo atto a salvaguardia delle libertà individuale, che impediva la detenzione arbitraria, e spesso ingiustificata, di esseri umani;
- Il primo Stato al mondo ad abolire legalmente la pena di morte fu il Granducato di Toscana il 30 novembre 1786 con l'emanazione del nuovo Codice Penale Toscano. Nel 1764 Cesare Beccaria pubblicò l'opera "Dei delitti e delle pene", in cui compariva la prima esplicita condanna della pena di morte;

- La Costituzione americana del 1791 sancisce per l'essere umano, per la prima volta, il diritto alla felicità e alla libertà di coscienza. Mai prima di allora una costituzione aveva stabilito principi simili;

- L'Illuminismo francese ha partorito, oltre duecento anni fa, il Contratto sociale e la suddivisione dei poteri dello Stato, che sono oggi a fondamento di tutte le nostre democrazie;
- Nel 1948 entra in vigore, in Italia, la Costituzione repubblicana, che ci viene ancora invidiata, e copiata, in alcuni dei 12 principi fondamentali su cui si fonda (tralasciamo per adesso il neo dell'articolo 7);
- Nel 1948 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclama la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, a tutela dei diritti e doveri inalienabili che spettano a qualsiasi essere umano, senza distinzione alcuna di razza, sesso, lingua, credo religioso;

Nella nostra Europa, nel nostro Occidente, le donne possono amare e sposare chi vogliono, possono vestirsi come più gradiscono; le persone scelgono "se" e "quale" religione seguire, decidono liberamente a quale valore morale rifarsi (restando nel principio universale per cui esso è valido finché non intacca la libertà altrui); i cittadini decidono da chi farsi rappresentare e revocano la fiducia con un colpo di matita nel segreto dell'urna. 
E questa sarebbe una deriva dei valori? L'Occidente i valori ce li ha eccome! Che poi non corrispondono a quelli di un certo fondamentalismo occidentale è un altro discorso. 

Il punto adesso non è "avere valori", ma essere capaci di difendere quelli che si hanno, questione che sposta la nostra attenzione da tutt'altra parte. 
In fondo, che piaccia o no, l'Occidente ha già vinto contro il fondamentalismo islamico, proprio con il suo anti-fondamentalismo: si tratta adesso di "mantenere il risultato".